Nel 1494 un frate francescano di nome Luca Pacioli pubblicò a Venezia un trattato di matematica che conteneva, quasi di sfuggita, trentasei capitoli su come tenevano i libri i mercanti veneziani. Quei capitoli descrivevano la partita doppia: ogni scrittura si annota due volte, una in dare e una in avere, e la somma delle due colonne deve quadrare.
Per cinque secoli abbiamo raccontato questa come una storia di tecnologia contabile. Credo sia un'altra cosa. Pacioli non descrisse un modo più comodo di annotare. Descrisse un modo di rendere cara la menzogna.
Con una scrittura sola, falsificare un conto costa un tratto di penna. Con la partita doppia costa due tratti coerenti fra loro, e se i conti si intrecciano costa rifare mezza contabilità perché continui a quadrare. L'invenzione non fu la colonna. Fu il prezzo.
Ogni sistema contabile è una macchina per rendere cara la menzogna
Una volta visto lo schema, lo si trova ovunque.
Il notaio rende caro negare una firma. Il registro immobiliare rende caro affermare che una casa è tua. Il testimone oculare rende caro cambiare versione. La revisione esterna rende caro truccare un bilancio, perché obbliga a convincere un terzo che ci mette la firma.
Nessuno di questi meccanismi rende impossibile mentire. Tutti rendono costoso mentire, e poi confidano che il prezzo sia abbastanza alto perché a quasi nessuno convenga. È un calcolo economico travestito da principio morale.
E il prezzo si può negoziare
Il problema di quel calcolo è che il prezzo lo fissa qualcuno, e qualcuno si può sempre sedere a trattarlo.
Nel 2001 Arthur Andersen era una delle cinque maggiori società di revisione al mondo e teneva i conti di Enron. Fatturava per revisionarli e fatturava parecchio di più per consulenze alla stessa azienda su altre cose. Quando arrivò il momento di decidere se firmare, il costo di mentire per Andersen era perdere una reputazione di ottantanove anni. Il costo di non mentire era perdere un cliente che pagava decine di milioni l'anno.
Firmò. E ottantacinquemila persone rimasero senza lavoro quando la società si disfece.
La lezione che si trae di solito è che serviva più regolamentazione, e da lì è nata la Sarbanes-Oxley. La lezione che mi sembra più utile è un'altra: nessun sistema fatto di persone può garantire che il costo di mentire resti alto, perché le persone sono proprio la parte del sistema che accetta trattative.
La prima volta che il prezzo ha smesso di essere una decisione umana
Quello che fa la proof of workProof of WorkIl meccanismo di consenso di Bitcoin: i miner competono per risolvere complessi problemi matematici.Vedi scheda → è togliere quel prezzo dal tavolo della trattativa.
Per riscrivere un blocco della catena bisogna rifare il lavoro di quel blocco e di tutti quelli venuti dopo, e bisogna farlo più in fretta del resto della rete, che nel frattempo non si è fermata. Il costo di quell'operazione si misura in joule e in hardware. Non in reputazione, non in anni di carriera, non nella lealtà di un socio revisore.
Un joule non accetta tangenti. Non ha una famiglia da mantenere né un mutuo da pagare né un cliente che vale il 30 % del fatturato del suo ufficio. È la prima volta nella storia della contabilità che il costo di falsificare il registro è fuori dalla portata di chi vorrebbe falsificarlo.
Per questo la proof of work non è un dettaglio implementativo che un giorno verrà sostituito con qualcosa di più efficiente. È il meccanismo intero. Togliere il costo a Bitcoin significa togliergli esattamente ciò che lo rende diverso da un database ben gestito.
L'obiezione dell'energia, letta al contrario
La critica più ripetuta a Bitcoin dice che consuma troppa elettricità per le transazioni che elabora. Il paragone è di solito con Visa: tanti watt per pagamento contro tanti altri.
Quel paragone presuppone che l'elettricità compri transazioni. Compra un'altra cosa. Compra che le transazioni già fatte siano carissime da disfare.
Visa elabora pagamenti benissimo e può revocarne uno qualsiasi con una telefonata, perché dietro c'è un'azienda che decide. Questa è una virtù in un sistema di pagamenti ed è l'esatto contrario di ciò che serve a un registro di proprietà che deve sopravvivere a chi lo amministra.
Un libro dei conti che nessuno si può permettere di falsificare costa esattamente quanto costerebbe falsificarlo. Quello è il prezzo, e si paga in anticipo e tutti i giorni. Chiedersi se si può avere lo stesso a meno è chiedersi se una cassaforte può essere altrettanto sicura con pareti più sottili.
Che cosa cambia per un'azienda
Qui la faccenda smette di essere filosofia e comincia ad avere conseguenze su un bilancio.
Quasi tutte le voci dell'attivo di un'azienda esistono perché qualcuno firma che esistono. Il saldo in banca esiste perché la banca lo certifica. Le rimanenze esistono perché qualcuno le ha contate e un revisore ha controllato un campione. L'avviamento esiste perché un modello dice che vale quello.
Il bitcoin di una tesoreria quotata è la prima voce che chiunque può verificare per conto proprio. L'azienda pubblica un indirizzo, e il saldo di quell'indirizzo sta sulla catena, dove lo possono leggere un azionista, un giornalista o un concorrente, senza chiedere permesso e senza aspettare la relazione annuale.
Questo ribalta un rapporto che andava nello stesso verso da cinque secoli. Smette di servire la fiducia nel revisore per il passaggio dell'esistenza. La prova delle riserve sostituisce una firma con una verifica.
Dove sta il limite, detto con onestà
Conviene non esagerare la conclusione, perché la parte che la catena non risolve è importante.
La catena dimostra che certe monete esistono a un certo indirizzo. Non dimostra chi controlla la chiave che le muove. Non dimostra che quelle monete siano libere da vincoli, che non siano state date in pegno due volte, né che l'azienda non debba più di quanto mostra.
Tutto questo continua a richiedere custodia documentata, controlli interni e una revisione di attivi digitali fatta da chi sa cosa sta guardando. Il revisore non sparisce. Cambia funzione: non certifica più che l'attivo ci sia, perché quello si vede, certifica chi lo può muovere e a quali condizioni.
È un miglioramento parziale, e i miglioramenti parziali sono gli unici che esistono.
Che cosa si paga quando si paga per la verità
Ogni società organizzata destina una parte della propria ricchezza a rendere certe cose vere in modo verificabile. Paga registri, notai, catasti, archivi, tribunali, ordini professionali e società di revisione. Niente di tutto questo produce beni. Tutto questo produce certezza, e la certezza è la condizione perché si possa produrre tutto il resto.
Quella spesa non ci ha mai infastidito perché arriva spalmata in tasse, onorari e imposte, e perché non compare mai su una sola fattura con un numero in fondo. Bitcoin ha fatto una cosa scomoda: ha messo quel costo su una riga sola, misurata in watt, sotto gli occhi di tutti.
Il fastidio non nasce dal fatto che il costo sia nuovo. Nasce dal fatto che per la prima volta si può leggere.
E una cosa che si può leggere si può controllare, che è esattamente l'argomento del libro di Pacioli.






